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Milano: aumento biglietto Atm, il Comune tira dritto

Il Comune di Milano non ha intenzione di aspettare la Regione. Confermato per aprile l'aumento di 50 centesimi.

Milano e la Città metropolitana non aspettano la Regione e vanno avanti per conto loro sull'integrazione tariffaria e il relativo aumento del biglietto. E' quanto si apprende dalle dichiarazioni rilasciate ieri dall'assessore ai Trasporti del Comune di Milano, Marco Granelli, nel corso di una conferenza stampa e riportate oggi da numerosi quotidiani: «L'Agenzia di bacino - ha affermato Granelli -  ha fatto una proposta e noi l'abbiamo sostenuta. Crediamo che si possa partire ad aprile con l'integrazione tariffaria». 
 
Dunque, il dado sembra tratto. Per  l'area metropolitana e le provincie di Monza e Brianza si procede con il sistema tariffario integrato a partire dal prossimo aprile senza attendere  la decisione del Pirellone da sempre ostile all'aumento.
 
Nell'incontro con la stampa, nel ribadire la ferma volontà di Palazzo Marino a procedere con l'aumento, l'assessore ai trasporti ha snocciolato cifre e dati del trasporto pubblico locale: "nel 2018 - ha dichiarato - il trasporto locale è costato 825,8 milioni di euro (considerati anche i 62,5 milioni di canone per la costruzione della linea 5 del metrò). Di questi 825 milioni - ha precisato - 275 arrivano dalla Regione e dallo Stato (meno 6 per cento rispetto al 2011) e 403 dai titoli di viaggio, ossia dai biglietti comprati dagli utenti del servizio pubblico. Il deficit del trasporto pubblico - ha concluso l'assessore - è di 140 milioni che con le opere che abbiamo già in corso diventeranno 171 l'anno prossimo. Questo deficit va coperto e va coperto con le risorse di chi usa occasionalmente il mezzo pubblico, premiando invece i pendolari e chi lo utilizza con continuità». 
 
Adesso toccherà all'Agenzia di bacino (dove Milano è socia al 50 per cento e la Città metropolitana al 12,2) convocare l'assemblea dei soci e mettere ai voti il nuovo sistema tariffario. Per il via libera ci vogliono i due terzi dei voti.
 
Intanto, sul fronte politico, le opposizioni preannunciano ricorsi al Tar e alla Corte dei Conti.

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Pubblicato il 31 gennaio 2019 da massimiliano torre
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