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La battaglia dello Stadio

Roma: via libera allo Stadio ma resta il nodo viabilità

La sindaca di Roma Virginia Raggi, in un'attesa conferenza stampa, ha annunciato il via libera alla costruzione del nuovo stadio della Roma.

Alla fine il sospirato, o temuto, sì allo stadio della Roma è arrivato.
Dopo mesi di incertezze (sull'intera vicenda grava ancora l'inchiesta della magistratura sul gruppo Parnasi), di stop and go, il Campidoglio ha dato via libera a un'opera che, fuor di dubbio, avrà un pesante impatto sulla mobilità dell'intero quadrante.
 
Al di là delle valutazioni politiche del via libera voluto dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi (e infatti, in queste ore, sulla decisione piovono critiche da tutte le forze politiche, compresi alcuni settori dalla maggioranza grillina) il tema di fondo resta la compatibilità della grande opera con  le soluzioni previste dai proponenti per la mobilità nella zona di Tor di Valle.
 
Su questo punto occorre necessariamente riferirsi al lavoro svolto da un team di esperti del Politecnico di Torino, incaricati dalla stessa Sindaca di Roma, e chiamati ad esprimere un parere definitivo sullo Stadio. A rimanere sugli stralci della relazione, pubblicati oggi da diversi organi di stampa, il dubbio che la decisione sia temeraria appare evidente.
 
Nel giudizio messo nero su bianco si legge: «Non sufficiente il massiccio rafforzamento dell'offerta di trasporti pubblici», «non sufficiente il nuovo asse viario derivante dall'unione della Via del Mare e della via Ostiense», «non sufficiente il ponte dei Congressi». E ancora: "Tutto il quadrante Sud di Roma - scrivono gli esperti del Politecnico - eviterebbe di finire nella morsa dell'imbottigliamento perpetuo solo se cambiassero le «abitudini» dei romani, in tutta la città, se insomma si riuscisse a «contenere la mobilità privata», cioè l'uso delle automobili. Con tempi lunghi: fino a «10 anni» e di sicuro «in meno di tre anni si ipotizza che non sia possibile mettere in funzione lo stadio, tempi che si allungano se si vuole evitare un aggravio del traffico».
 
Insomma, una vera e propria catastrofe della mobilità, quella paventata dai tecnici torinesi, destinata a ripercuotersi sia nella fase iniziale ( llestimento del cantiere) sia in seguito con una proiezione di 8000/8500 veicoli-ora sui deboli snodi esistenti.
 
"Per evitare il collasso della zona- scrive il Politecnico - bisognerebbe cambiare tutto. Puntare su un'«offerta pluri-modale, con biciclette, tpl, trasporti intelligenti".

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Pubblicato il 06 febbraio 2019 da massimiliano torre
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