Tutti i dettagli nello studio a tema realizzato da Dexia Crediop e CensisIl Tpl caratterizzato, negli ultimi 8 anni, da un -12% in fatto di contributi
Dedicato al trasporto pubblico locale e alla sanità lo studio realizzato a quattro mani da Dexia Crediop e Censis.
Presentato i giorni scorsi in occasione del 6° Incontro dell’Autonomia Locale, promosso da Dexia Crediop, il documento mette a fuoco difficoltà e possibili soluzioni.
Se in merito alla sanità emergono netti i giudizi negativi sulla qualità dei servizi territoriali e delL' assistenza domiciliare il trasporto pubblico locale evidenzia un numero di riferimento negativo: -12% in fatto di ricezione dei contributi pubblici negli ultimi 8 anni.
Quanto al rilancio quello del tpl risulta possibile solo a patto che si concretizzino gli incentivi L'uso dei mezzi pubblici, il rilancio delle riforme, le maggiori aggregazioni e il partenariato pubblico-privato.
“Abbiamo scelto i temi della sanità e dei trasporti come argomenti dell’incontro annuale di Dexia Crediop” – sottolinea Gérard Bayol, amministratore delegato della banca d’affari per la finanza pubblica e di progetto e dedicata allo sviluppo sostenibile -. “Oggi più che mai rappresentano il futuro del welfare in Italia e sono al centro degli sforzi degli Enti territoriali per rispondere alle aspettative fondamentali dei cittadini, la cui qualità della vita è uno dei valori essenziali del Gruppo Dexia”.
"In questi due settori, sanità e trasporti pubblici locali, registriamo regolarmente ormai da qualche anno un forte aumento di domanda da parte dei cittadini – ha commentato Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis -, una forte domanda di qualità, rispetto alla quale tuttavia non si percepisce ancora una adeguata politica di offerta".
Secondo l’analisi Censis/Dexia Crediop, la sanità è al vertice delle preoccupazioni degli italiani con il 41,4% degli intervistati, con spaccature evidenti fra nord, sud e isole.
La seconda parte dello studio condotto dal Censis e da Dexia Crediop analizza invece il settore del trasporto pubblico locale in Italia, evidenziando come la mobilità sia un fenomeno soprattutto urbano e di scala locale – nel 2004, l’88,5% degli spostamenti sono avvenuti all’interno di perimetri urbani – caratterizzato da un incremento delle percorrenze medie – dal 2000 al 2004 sono diminuiti del 5,7% gli spostamenti complessivi a livello nazionale ma sono aumentati del 2,8% i flussi di traffico nelle città -.
Con L'andare degli anni è aumentato l’utilizzo di servizi di trasporto pubblico soprattutto nelle grandi città e nelle aree metropolitane: tra il 2000 e il 2004 la modalità “mezzi pubblici” è passata dall’11,8% al 12,7% degli spostamenti urbani motorizzati complessivi e nelle grandi città la quota sale al 28,6% (+1,9%).
A tale incremento, tuttavia, non ha però corrisposto un analogo rafforzamento dell’offerta dei servizi, connotata invece da una riduzione delle percorrenze medie, a causa della mancata estensione territoriale del servizio nelle periferie, e da una variazione pari a -0,9% di posti/km offerti tra il 1995 e il 2002.
Ma è soprattutto il confronto con le principali città europee che rivela la debolezza dell’offerta nazionale soprattutto in termini di estensione delle reti su ferro, obsolescenza dei mezzi di trasporto su gomma e loro ridotta eco-compatibilità, con una ancora modesta diffusione di bus a trazione alternativa al gasolio (elettrici, a gas naturale, a bassa emissione).
In Europa i servizi pubblici hanno un mercato che arriva ad oscillare tra il 56% (Londra e Stoccolma) e il 47% (Barcellona) degli spostamenti, a fonte di quote che non superano il 29% a Roma, Torino e Milano.
La copertura dei costi di funzionamento del trasporto pubblico locale costituisce ancora un nodo molto problematico del settore in Italia: ad esempio, a fronte di un incremento nominale dei contributi pubblici regionali del 6% tra il 1996 e il 2004, si è registrata una riduzione in termini reali del 12% circa.
In questo contesto, lo studio Censis/Dexia Crediop individua quattro leve di rilancio:
– incentivare, da parte delle amministrazioni locali, l’uso del trasporto pubblico scoraggiando la mobilità motorizzata individuale;
– dare coerenza e celerità alle riforme (avviate con il decreto Burlando del 1997 e oggi ancora non del tutto compiuta) verso la privatizzazione, liberalizzazione ed introduzione di una reale competizione di mercato;
– favorire L'aggregazione delle realtà operanti nel settore: ad esempio, nel settore delle autolinee, meno dell’11% delle aziende italiane ha più di 100 addetti e anche sommando il fatturato delle prime 10 imprese italiane non si arriva al volume di fatturato dei principali singoli player esteri;
– attirare capitali privati attraverso forme di partnership pubblico-privato per investimenti in nuovi autobus, materiale rotabile, tecnologie innovative e per la costruzione di nuove infrastrutture (metropolitane).
Alcuni esempi interessanti? Le gare bandite nella prima metà dell’anno per la progettazione, costruzione e gestione in “project financing” della linea 5 della metropolitana di Milano (503 milioni di euro) e della ferrovia metropolitana Santa Palomba-Torvaianica nell’area metropolitana di Roma.Manuela Michelini – clickmobility.it