Rapporto Osservasalute Aree metropolitane 2010

Roma. La salute delle province metropolitane in sofferenza: ambiente primo punto debole

Roma. La salute delle province metropolitane in sofferenza: ambiente primo punto debole

A Torino va la palma di città con la peggiore qualità dell'aria per inquinamento da Pm10, Roma presenta il più alto tasso di motorizzazione buono quello di Bologna mentre Venezia presenta quello più basso, Palermo e Catania sono le uniche province a non aver ancora approvato il PUT, Firenze é l’area dove è peggiorato di più il monitoraggio della qualità dell’aria

Molto trafficate, con poco verde e una mobilità pubblica ancora non ben sviluppata, le province metropolitane, anche in ragione del fatto che danno ospitalità a un maggior numero di abitanti, sono un po’ più in affanno del resto del Paese. Quasi tutte presentano dei problemi sul fronte della salute dell’ambiente, con ovvie ripercussioni su quella dei cittadini.
I dati sono quelli che emergono dalla prima edizione del Rapporto Osservasalute Aree metropolitane 2010 redatto dall’Osservatorio Nazionale per la Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso L'Università Cattolica di Roma, coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Un aspetto interessante per misurare la salute dell’ambiente è rappresentato dall’inquinamento atmosferico.
L’indicatore scelto per la stima dell’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico è il particolato fine (PM10). Il numero di giorni di superamento del limite previsto per tale inquinante, seppur registrando una diminuzione nel periodo considerato (2003-2008) del 22,8%, non è ancora sufficiente per attestarsi sotto il limite dei 35 giorni di superamento del limite previsto per il PM10 (la normativa prevede che il valore limite giornaliero pari a 50 μg/m3 non venga superato più di 35 giorni l’anno).
Addirittura, in alcune città del meridione, si osserva un notevole aumento (Messina: +300%; Napoli: +187,2%).

I dati suggeriscono la necessità di attuare provvedimenti a breve, medio e lungo termine per ridurre efficacemente la concentrazione di particolato, altrimenti pericoloso per la salute – ha rilevato Walter Ricciardi -.
La riduzione o il blocco del solo traffico auto veicolare si sono dimostrati rimedi inefficaci a lungo termine, se non associati ad una politica strategica di potenziamento, ammodernamento e conversione ad energie pulite e/o rinnovabili (a celle solari, ad idrogeno, a ricarica elettrica etc.) tanto dei trasporti pubblici (ma anche privati, attraverso incentivazione), quanto dei sistemi di riscaldamento (geotermici, eolici, a scambiatori di calore etc.), peraltro dotandoli di opportuni filtri depuratori per il particolato.

Va sicuramente a Torino la palma di città con la peggiore qualità dell’aria per l’inquinamento da polveri fini.
L’area metropolitana di Torino dovrebbe intensificare gli sforzi per migliorare monitoraggio e attenzione alla qualità dell’aria: ci sono infatti poche centraline fisse di monitoraggio della qualità delL'aria, solo 0,77 per 100.000 abitanti contro un valore medio nazionale di 2,33 (2008) – rileva lo studio -.
La città metropolitana presenta il numero massimo di giorni di superamento del valore limite delle concentrazioni medie giornaliere delle polveri fini (PM10): 150 giorni di superamento, ovvero un valore superiore sia al limite consentito dalla normativa, sia alla media nazionale che è di 61 giorni di superamento l’anno.

La Regione Piemonte ha aggiornato l’inventario regionale delle emissioni in atmosfera al 2005 stimando che il contributo dei trasporti al PM10 primario sia pari al 49% circa, di cui il 40,8% dovuto al trasporto su strada, mentre l’8,5% è dovuto ad altre sorgenti mobili e macchinari (trasporto ferroviario, traffico aereo, mezzi usati in agricoltura ed industria).Roma si aggiudica il primato in fatto di area con la più bassa presenza di centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria.
Quanto al monitoraggio della qualità dell’aria la provincia metropolitana di Roma presenta la più bassa densità di centraline nel 2008, appena 0,44 per 100.000 abitanti contro un valore medio nazionale di 2,33.
Inoltre Roma presenta il più alto tasso di motorizzazione degli autoveicoli, uno degli indicatori principali per la “mobilità sostenibile” perché è indicativo del numero di
automobili e di veicoli circolanti per ogni 1.000 abitanti: è pari a 706,7 per 1.000 contro un tasso medio nazionale di 616,7.Ma é Firenze l’area dove è peggiorato di più il monitoraggio della qualità dell’aria.
La città presenta una densità di centraline nel 2008 di 1,37 per 100.000 abitanti contro un valore medio nazionale di 2,33. Firenze è l’area metropolitana che ha visto diminuire più di tutte la densità di centraline dal 2003: -38,29%.
Sempre pensando alla salute dell’ambiente la provincia metropolitana di Milano presenta un tasso di motorizzazione degli autoveicoli (uno degli indicatori principali per la “mobilità sostenibile” perché è indicativo del numero di automobili e di veicoli circolanti per ogni 1.000 abitanti) nel 2008 pari a 557,9 per 1.000 contro un tasso medio nazionale di 616,7. Il dato di Milano è buono rispetto a quello di altre province e ciò è attribuibile in parte a un maggior ricorso al trasporto pubblico.
L’area metropolitana di Milano ha un tasso di motorizzazione dei motocicli (il numero di motocicli circolanti) pari a 108,4 per 1000 contro un tasso medio nazionale di 124,7. Lo scopo di questi due indicatori è fornire una sintesi quantitativa del rapporto tra il sistema della mobilità individuale ed il sistema residenziale ed infrastrutturale: elevati valori dei tassi di motorizzazione sono sintomo di una non sostenibilità dello sviluppo.

Più basso della media nazionale è il tasso di motorizzazione degli autoveicoli nelL'area metropolitana di Bologna (528,8 per 1000 abitanti contro i 616,7 per 1000), mentre leggermente più alto della media nazionale è il tasso di motorizzazione dei motocicli (135,8 per 1000 abitanti contro i 124,7 per 1000). Questo risultato mette in luce da un lato la presenza di una buona rete di trasporti pubblici e di politiche che disincentivano l’uso degli autoveicoli. La viabilità comunque è un campo su cui le amministrazioni locali devono attuare ulteriori miglioramenti e ne è una prova il continuo dibattito che ha investito per anni la comunità bolognese (costruzione di una metropolitana, trasporto su rotaia, etc).

In fatto di trasporti il rapporto fa notare che l’area metropolitana di Palermo non ha ancora approvato – unica provincia metropolitana insieme a Catania – il Piano Urbano del Traffico (PUT) la cui redazione sarebbe obbligatoria per i comuni con più di 30.000 abitanti.

Venezia invece presenta il più basso tasso di motorizzazione degli autoveicoli. Il tasso registrato nel 2008 per Venezia è di 416,3 per 1.000 abitanti contro un tasso medio nazionale di 616,7.
Primato positivo anche per il tasso di motorizzazione dei motocicli (il numero di motocicli circolanti) è di soli 63,4 per 1.000 contro un tasso medio nazionale di 124,7.Manu Mich. – clickmobility.it

Left Menu Icon