I gabbiotti dei capolinea davanti alla stazione Termini sono il precipitato dello sfascio. In uno di questi cubi di vetro e alluminio di tre metri per tre un meccanico discute animatamente con quattro-cinque colleghi. Provo a entrare e un anziano mi fulmina: «Te pare er momento de fa’ domande?». Riprovo due banchine più in là in un gabbiotto meno congestionato nonostante l’aria condizionata drammaticamente fuori uso. Il capo-turno, quello che con un mozzicone di matita segna chi prende servizio e quando su due delle linee più trafficate per il centro, è un ciociaro ben piantato con una ricetta semplice quanto irrealistica: «Mille autisti in più e cinquecento mezzi nuovi». Peccato che stia parlando di un’azienda sul baratro, che in dieci anni ha perso quasi 1,6 miliardi di euro, più di Alitalia quando ancora era il golden standard delle dilapidatrici di soldi pubblici
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