Riportiamo qualche estratto dall'articolo di Baldini su Il Venerdì

Car sharing o auto propria? Come calcolare cosa conviene

Car sharing o auto propria? Come calcolare cosa conviene

Lo speciale di Gianluca Baldini su Il Venerdì del 23 maggio illustra come se ci si sposta poco e in città non ci sia dubbio: vince la condivisione

Bello, il car sharing. Scendo di casa o dall’ufficio, prenoto l’auto più vicina a me e questa è mia per il tempo che mi serve. Addio grattacapi, addio costi di mantenimento e, soprattutto, basta con il conto in banca svuotato per comprare una quattroruote che in pochi anni vale la metà.   A spiegarlo così sembra un paradiso, nessun essere umano al mondo comprerebbe più un’auto.   Soprattutto in città come Roma e Milano (e tra poco anche Firenze) dove c’è il free flow, ovvero la macchina presa «in uso» non deve essere riportata presso una stazione dedicata, ma può essere lasciata in giro, in qualsiasi punto della città.   La realtà però è un po’ diversa.   Calcolatrice alla mano, il car sharing, il sistema di condivisione dell’auto che permette di non possedere una macchina ma di utilizzarla solo quando serve, conviene solo se non si devono fare troppi chilometri e si resta in città.     Non a caso le principali compagnie di car sharing in Italia propongono per lo più auto di piccola cilindrata come Fiat 500, Ford Ka, Fiat Panda o Smart Fortwo. Secondo uno studio ancora in corso di Iniziativa Car Sharing – consorzio voluto dal ministero dell’Ambiente – che prevede la collaborazione dell’Università di Pavia, il car sharing in media diventa conveniente rispetto a un’auto di proprietà (il paragone va fatto con una city car, non certo con una costosa coupé o una Suv) solo se si percorrono meno di 5-7 mila chilometri l’anno.   Se si va oltre, il vantaggio economico del car sharing si esaurisce nel giro di cinque o sei anni (o anche molto meno), periodo al di là del quale si riescono ad ammortizzare non solo le spese ordinarie che si ripetono di anno in anno (assicurazione, bollo, carburante, costo degli pneumatici, riparazioni, spese di pulizia) ma anche il costo iniziale di acquisto, calcolato intorno ai 10-12 mila euro.   È difficile però dare delle cifre esatte. «Capire quale siano le condizioni in cui un’auto di proprietà è più conveniente che il car sharing, e viceversa, è molto difficile perché le variabili in gioco sono moltissime.   Noi stiamo mettendo a punto dei modelli per prendere in esame tutti gli ingredienti» spiega Marco Mastretta, direttore di Iniziativa Car Sharing. Facciamo i conti: secondo lo studio di Ics, che analizza soltanto il car sharing di tipo tradizionale, fino a circa 5 mila chilometri l’anno, chi sceglie il car sharing riesce a risparmiare il costo iniziale dell’auto spendendo meno o al massimo la stessa cifra che comunque spenderebbe in carburante, pneumatici, assicurazioni, manutenzione, e via dicendo.    In altre parole, se per comprare una Fiat 500 spendo circa 12 mila euro, cui vanno aggiunti circa 4.200 euro, tra spese fisse e variabili, per percorrere 5 mila chilometri in un anno, con il car sharing spenderò lo stesso, 4.200 euro circa, per fare la stessa distanza.   Quindi, car sharing contro auto di proprietà 1 a 0. La questione cambia se, come fanno molti automobilisti, si percorrono distanze maggiori. Se per esempio si arriva a 10 mila chilometri l’anno i costi per l’utilizzo di una citycar di proprietà salgono solo marginalmente, fino a 4.800 euro, mentre per il car sharing, per fare la stessa distanza, si spendono circa 8.300 euro.   Una differenza di 3.500 euro in un anno che, dopo solo tre, giustifica l’acquisto di un’auto propria. E non va meglio con i servizi di car sharing che più stanno prendendo piede, quello di Mercedes e Europcar chiamato Car2go e quello di Eni in collaborazione con Trenitalia, Enjoy.   Questi due servizi permettono di lasciare e ritirare l’auto attraverso un’app dedicata e pagare soltanto a minuti (0,29 centesimi al minuto per Car2go, 0,25 se l’auto è in movimento e 0,10 se è in sosta per Enjoy).   Nel caso di Car2Go è previsto inoltre un abbonamento di 19 euro. Secondo Ics, se in città si per- corre una media di 6,57 chilometri in un’ora e in un anno si fanno 5 mila chilometri, con Car2go si spendono 13.241 euro, con Enjoy 11.415 euro.   Ma va detto che questi servizi sono pensati per la città e nessuno li utilizza per lunghe distanze. In ogni caso, per chi fa tanta strada non c’è gara: auto di pro- prietà contro car sharing 1 a 0, palla al centro. La battaglia tra auto di proprietà e veico- li in condivisione non è però solo una questio- ne di risparmio.   Tra i pro del car sharing c’è l’indubbia comodità di poter dire addio a riparazioni, manutenzione, rifornimenti e preoccupazioni per furti o danni (nel caso di Car2go e Enjoy la copertura è totale per chi subisca un danno causato dal guidatore, che però è costretto poi a pagare le riparazioni di tasca propria; per i servizi più tradizionali nell’abbonamento c’è anche la kasko e chi guida non ha preoccupazioni esattamente come se guidasse la propria auto).   In più, chi fa la scelta della condivisione sa al centesimo quanto spende. Di contro un’auto condivisa non permette certo l’agilità di utilizzo di una vettura di proprietà. E, se si abita in periferia, trovare auto per muoversi a metà mattina può essere un problema, perché queste, usa- te da chi va presto al lavoro, tendono a essere tutte in centro. La sera tardi, al contrario, può essere difficile trovare un’auto in centro.   Se poi con l’auto si va una giornata fuori città, la si paga per tutto il giorno, anche se in effetti la si usa solo la mattina e la sera.   Insomma, il car sharing funziona bene per chi fa pochi chilometri l’anno, si muove in città e non ha bisogno di un’auto troppo spaziosa. E rappresenta un’alternativa ai mezi pubblici. Possedere un’auto, certo, è un’altra cosa.   Ma, se la si usa per fare meno di 5 mila chilometri l’anno, vale la pena di fare due conti.

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