Dopo una prima sperimentazione fallita l’azienda rilancia e estende l'obbligo di timbratura. A usare il badge dovranno essere anche le 250 unità di personale viaggiante. I sindacati si oppongono e minacciano scioperi
Deve essere una specie di allergia quella che si aggira fra i lavoratori del Tpl in larghe zone del paese.
Dopo l’estenuante braccio di ferro della scorsa estate fra la disastrata azienda capitolina di trasporto e i sindacati sul tema del badge elettronico, la guerra si è estesa anche a sud.
Le Ferrovie Appulo Lucane, dopo la sperimentazione fallita qualche tempo fa per il rifiuto dei dipendenti di “timbrare” il badge, ritorna alla carica ed estende a tutto il personale viaggiante (Capotreno, macchinisti, conducenti, operai) lo stesso obbligo.
I sindacati contestano all’azienda la mancata chiarezza sulle nuove regole, le crescenti difficoltà nell'organizzazione dei turni, l'impossibilità di smarcare il badge nelle stazioni periferiche o in zone decentrate, lungo le linee ferroviarie.
Per ora le Fal sembrano intenzionate a tenere duro. Il Presidente Matteo Colamussi, nelle dichiarazioni rese alla stampa, ha ribadito infatti che “I sistemi marca tempo sono già stati posizionati e nei fatti, servono a controllare straordinari, trasferte, reale operatività dei dipendenti, sui mezzi e nei momenti di vuoto, tra un'operazione e l'altra. Senza contare che è anche una questione di tutela delle responsabilità".
Anche senza l’accordo dei sindacati l’azienda minaccia di rivolgersi alla Prefettura, e procedere all'applicazione delle nuove regole, con tanto di sanzioni per chi non le rispetta.


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