Il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Daniele Montroni, chiede misure urgenti e risorse adegate per scongiurare il crollo del sistema trasportistico colpito dalla crisi energetica.
Lo shock energetico innescato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz sta colpendo duramente il sistema dei trasporti in Emilia-Romagna. Il gasolio ha superato i 2,15 euro al litro — con punte oltre 2,20 in autostrada — e il gas naturale segna rincari superiori al 50% rispetto al 2025. Legacoop Emilia-Romagna ha elaborato un dossier sullo stato di crisi e chiede al Governo interventi urgenti su entrambi i comparti.
«Il sistema dei trasporti è un’infrastruttura economica e sociale essenziale per l’Emilia-Romagna. Oggi siamo di fronte a una crisi che non ha natura congiunturale: è un cedimento strutturale che mette a rischio la dorsale logistica e la mobilità regionale. Le risposte del Governo finora sono parziali e nel caso del trasporto persone nulle. Non basta sbloccare risorse, bisogna adeguarle alla realtà dei costi e intervenire con urgenza sui meccanismi che bloccano la liquidità.» dichiara il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Daniele Montroni.
Per quanto riguarda l’autotrasporto merci il carburante incide per il 30–40% dei costi operativi: l’extra-costo raggiunge 9.000 euro l’anno per mezzo pesante, su una regione che movimenta circa 248 milioni di tonnellate su strada. In Emilia-Romagna il peso del settore è rilevante. La regione conta 10.532 imprese di autotrasporto merci iscritte all’Albo nazionale; è seconda in Italia per numero di aziende attive ed è tra le prime tre regioni per movimentazione di merci nell’import-export nazionale. Tutte le imprese dell’autotrasporto ed in particolare le tante ditte mono-veicolari anche se associate in consorzi e cooperative non hanno margini per assorbire i rincari né la forza contrattuale per rinegoziare le tariffe in tempo reale.
Per il trasporto persone le cooperative coprono oltre il 30% del servizio TPL regionale. Il carburante è la seconda voce di costo dopo il personale: il gasolio è aumentato del 40% dall’inizio del 2026, per extra-costi che superano i 40 milioni di euro al mese sull’intero settore bus nazionale. Il punto più grave è che il comparto è stato completamente ignorato dal legislatore: i meccanismi di recupero costi sono stati pensati solo per il trasporto merci e non sono mai stati estesi a TPL, linee e noleggio. A ciò si aggiunge il paradosso del gasolio commerciale: il taglio delle accise — unica misura operativa — non produce alcun beneficio alla pompa per questi operatori.
Il Governo ha tentato di rispondere alla crisi del settore merci con il DL 33/2026 e il decreto aprile 2026, mettendo sul piatto la proroga del taglio accise (-20 ct/l) e uno stanziamento di 100 milioni di euro. Tuttavia, l’analisi di Legacoop evidenzia come queste misure siano inefficaci nella realtà operativa:
Effetto annullamento: il taglio delle accise è stato già interamente assorbito dai rincari del greggio, risultando invisibile alla pompa.
Stallo burocratico: il decreto attuativo per i 100 milioni non è ancora stato emanato; le imprese restano senza la liquidità immediata promessa.
Risorse simboliche: la dotazione economica è palesemente sottostimata rispetto alla platea degli aventi diritto.
Lacune normative: il provvedimento ignora le richieste urgenti di Unatras su credito d’imposta operativo e ristori adeguati.
Mentre per il trasporto passeggeri (TPL e noleggio) il vuoto è totale: il comparto è stato escluso da ogni meccanismo di recupero costi, nonostante rincari del gasolio del 40% da inizio anno.
Legacoop Emilia-Romagna delinea una linea d’azione basata su tre pilastri:
«Il primo obiettivo – aggiunge Montroni – è la messa in sicurezza del sistema logistico regionale. La nostra economia viaggia sul just-in-time: i supermercati non hanno magazzini propri e l’industria dipende dai flussi giornalieri. Un blocco dell’autotrasporto anche solo di 48-72 ore svuoterebbe gli scaffali e paralizzerebbe le fabbriche, innescando un’inflazione da scarsità che si aggiungerebbe a quella energetica».
Al centro della mobilità resta il diritto al trasporto: «Il secondo punto è garantire la continuità dei servizi ai cittadini, senza tagli alle corse né rincari. In una regione ad alta pendolarità, indebolire il trasporto pubblico ed il trasporto persone in generale significa colpire le fasce a basso reddito e le aree periferiche, distruggendo anni di investimenti sulla coesione sociale».
Infine, la tutela del lavoro: «Il terzo obiettivo è la tenuta delle imprese e dei lavoratori, che rappresentano la spina dorsale dell’economia e della mobilità regionale.»
Per questo le richieste che il settore merci avanza al Governo, e che Legacoop Emilia-Romagna sostiene, sono interventi urgenti ed incisivi: lo sblocco immediato e il rifinanziamento dei 100 milioni già stanziati, la cui dotazione attuale è palesemente insufficiente; l’introduzione di una disciplina strutturale per il carburante professionale che sterilizzi le oscillazioni di mercato; un’accelerazione dei rimborsi accise (oggi a 60 giorni, incompatibili con l’emergenza di liquidità); una circolare interpretativa urgente per rendere immediatamente esigibile la clausola di adeguamento del prezzo al carburante nei contratti; l’apertura di un tavolo permanente tra Governo, trasportatori e committenti per un patto di sistema che ridisegni una logistica davvero sostenibile.
Per il trasporto persone, Legacoop Emilia-Romagna sostiene richieste altrettanto concrete: estendere a TPL, linee e NCC i meccanismi di recupero costi oggi riservati alle sole merci; adeguare il Fondo Nazionale per il Trasporto Pubblico Locale con risorse commisurate agli extra-costi energetici documentati; rivedere i contratti di servizio pubblico inserendo clausole automatiche di aggiornamento; superare il paradosso del gasolio commerciale con una disciplina specifica per il carburante professionale; promuovere un nuovo modello di partnership pubblico-privato che riconosca alle cooperative un ruolo stabile nella gestione del servizio, con programmazione industriale a medio-lungo termine.


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