"L'Italia cambia strada" un corteo nazionale per chiedere più fondi per trasporto sostenibile

Migliaia di persone in strada per una nuova mobilità

Migliaia di persone in strada per una nuova mobilità

Raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che vincoli risorse per lo sviluppo del trasporto non motorizzato. «Il 75% delle risorse pubbliche del settore vengono impiegate per soddisfare il 2,8% della domanda di mobilità, ovvero la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 chilometri»

Sabato 4 Maggio "pedoni, pedalatori e pendolari" si sono dati appuntamento di fronte alla Stazione Centrale di Milano. Poco dopo le 15 è partito il corteo "L'Italia cambia strada", manifestazione promossa da una rete di associazioni riunite sotto la sigla «Mobilità nuova». Intorno a 10mila persone hanno aderito all'appello.   Il corteo colorato, pacifico e partecipato è partito dalla Stazione alla volta del centro percorrendo in successione Via Vittor Pisani, Bastioni di p.ta Venezia, Piazzale Oberdan, Corso Venezia, P.zza San Babila, C.so Europa, P.zza Fontana e, infine, P.zza del Duomo.  Il traffico nelle vie laterali è subito andato in tilt: alle proteste degli automobilisti che suonavano il clacson, i manifestanti rispondevano con i campanelli delle biciclette.   In occasione dell'evento inizia anche la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che vincoli almeno tre quarti delle risorse statali e locali disponibili per il settore trasporti a opere pubbliche che favoriscano lo sviluppo del trasporto collettivo e individuale non motorizzato.
"A partire da domani – dichiara Alberto Fiorillo di Legambiente – sarà presentata per la raccolta di firme. Prevede tre interventi: destinare risorse pubbliche al trasporto pubblico e non motorizzato, moderare la velocità in ambito urbano, da 50 a 30 chilometri orari, e fissare degli obiettivi vincolanti per i comuni per la mobilità motorizzata".

Questo tipo di mobilità sostenibile ha già trovato una sponda a Montecitorio in un gruppo trasversale di 57 parlamentari che hanno formato un intergruppo che ascolterà le richieste di ciclisti, pedoni e pendolari. Ma soprattutto sembra avere l'approvazione dei cittadini. in cinquantamila, secondo gli organizzatori, hanno sfilato per le strade di Milano dalla Stazione Centrale fino a piazza Duomo, molti provenienti da tutta Italia.       La manifestazione organizzata dalla Rete Mobilità Nuova ha colorato Milano. Il corteo di ciclisti, pendolari e pedoni ha raggiunto l'obiettivo che si era prefissato: invadere le vie della città con un serpentone colorato e rumoroso sotto lo slogan "Italia cambia strada" e dando voce ai gruppi e alle associazioni che chiedono una nuova mobilità, meno incentrata sulle automobili.
  Molte le bandiere di Ciclobby e di Legambiente, ma fra i partecipanti alla Rete – oltre ai rappresentanti di #Salvaiciclisti, da cui è partita l'iniziativa – anche Libera, Slow Food, Tci, Coldiretti, Aiab, Cittadinanzattiva, Mdc, Intersos, Spi Cgil, Uisp. E moltissimi comitati locali, dai NoTem ai gruppi di pendolari. Non si sono visti invece simboli di partiti politici (tranne qualche vessillo di Sinistra Ecologia e Libertà e del M5S alla partenza), su esplicita richiesta degli organizzatori.  
Nel corteo non sono mancate le presenze di politici: oltre a Ermete Realacci del Pd ("condivido e aderisco con convinzione all'ottima iniziativa della Rete per la mobilità sostenibile") era presente il neosottosegretario alle Infrastrutture e trasporti Erasmo D'Angelis, fresco di giuramento: "Raggiungere i migliori standard europei nel settore del trasporto pubblico locale e ferroviario regionale è la strada giusta per aumentare la qualità della vita degli italiani.   Per questo le nuove politiche del governo Letta, mettono al centro la nuova mobilità urbana".    Durante la manifestazione è stata effettuata anche una raccolta firme per sostenere la campagna 'L'Altra Velocità'.     Obiettivo del'iniziativa è sollecitare una gestione oculata dei soldi destinati alle infrastrutture, affinchè parte delle risorse venga assegnata allo sviluppo del trasportro non motorizzato.   "Si continuano a costruire autostrade e infrastrutture ferroviarie per l'alta velocità, mentre la stragrande maggioranza degli italiani aspetta per ore un autobus sotto l'acqua, viaggia stipato come in un carro bestiame sui treni regionali per andare a lavoro, pedala e cammina intossicato e tra mille pericoli nei centri delle nostre città", ha affermato Simone Dini, portavoce della Rete #MobilitàNuova.
          

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