Esaminati 18 episodi di gestione della partecipata romana. Per i pm, le criticità nei conti non bastano a dimostrare condotte fraudolente e responsabilità penali.
Come riportato oggi da diversi organi di stampa l’inchiesta sulla presunte anomalie gestionali degli scorsi anni dell’azienda di trasporti capitolina è arrivata al capolinea e si è tradotta in un “tana libera tutti”.
I magistrati hanno esaminato 18 episodi legati alla gestione dell’azienda romana e non hanno trovato prove sufficienti per sostenere accuse di bancarotta fraudolenta nei confronti dei 40 indagati.
Tra le vicende analizzate ricordiamo le consulenze esterne, l’affidamento del servizio mensa, la perdita di 4,5 milioni di euro investiti in titoli Lehman Brothers, alcune operazioni di leasing e il progetto della sede di Castellaccio.
Pur rilevando irregolarità amministrative, conflitti d’interesse e decisioni gestionali discutibili, i pm non hanno individuato elementi sufficienti a dimostrare comportamenti fraudolenti o intenzionalmente dannosi. Le indagini sono state inoltre ostacolate dal tempo trascorso, dalla prescrizione e dalla mancanza di approfondimenti investigativi nelle fasi iniziali.
La conclusione a cui sono giunti i magistrati è che alcune scelte hanno contribuito ad aggravare la crisi finanziaria e l’indebitamento di Atac, ma non è stato possibile attribuire responsabilità penali individuali per il dissesto.


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